Mese: gennaio 2017

Ossitocina: il suo ruolo nella gravidanza

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L’ormone del parto

L’ossitocina è essenziale per sviluppare le contrazioni che devono favorire l’espulsione del nascituro al termine della gravidanza, ma è importante anche dopo il parto per garantire l’allattamento: crea le migliori condizioni affinchè il neonato possa alimentarsi.  In altre parole, l’ossitocina favorisce l’eiezione del latte tramite l’attivazione di un riflesso che viene descritto da questa figura. Si vede una ratta con la sua nidiata che nutrendosi va a sollecitarne i capezzoli promuovendo l’attivazione dei recettori  sensoriali-> trasduzione del segnale -> il segnale prende la via del midollo spinale e prosegue verso il tratto spino talamico -> nel mesencefalo esiste un relè che determina la commutazione del segnale a livello ipotalamico dove, grazie a una sinapsi di tipo colinergico, si ha che le cellule magnicellulari aumentano la loro attività metabolica che si conclama nella sintesi di ossitocina durante la gravidanza.

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L’ossitocina, una volta liberata, arriva a livello periferico a livello della ghiandola mammaria dove promuove la contrazione dell’alveolo ghiandolare, favorisce dunque quella che è la naturale spremitura di questa ghiandola.

Questa azione si attua attraverso l’attivazione del fosfatidilinositolo, è quindi necessario, affinchè si verifichi la modificazione mioepiteliale dell’alveolo ghiandolare, che aumentino i livelli di calcio. Ecco il meccanismo per cui, grazie all’ossitocina, si favorisce l’allattamento agevolando così il neonato.

Questi elementi sono ricavabili andando a vedere che cosa accade durante, per esempio, la suzione del capezzolo da parte della nidiata. Vi dicevo che questo è un quadro sperimentale particolarmente chiaro e diretto perché a livello ipotalamico è collegato un elettrodo che va a rilevare l’attività metabolica, ovvero il rilascio di ossitocina, evidenziabile misurando appunto gli spikes (barrette nella figura B): all’aumentare della frequenza aumenta anche la quantità di ormone liberato. Nella figura C invece andiamo a registrare, a livello del capezzolo, quella che è la pressione che viene sviluppata: vediamo che -una volta che è partito il segnale, quindi dopo che le cellule sensoriali sono state eccitate e questo stesso segnale comincia a percorrere la strada del midollo spinale fino al tronco dell’encefalo per giungere all’ipotalamo dove si ha la promozione della sintesi di ossitocina- questo ormone raggiunge le cellule mioepiteliali legandosi allo specifico recettore di membrana (di membrana in quanto è un ormone polipeptidico). In questo caso il secondo messaggero che si attiva non è l’adenilatociclasi bensì il fosfatidilinositolo il cui effetto è la liberazione di calcio che consente l’attività contrattile dell’epitelio del capezzolo e della ghiandola stessa. Questo è il meccanismo che rende ragione della spremitura e dell’eiezione del latte. Si vede infatti che, dopo che è stata liberata l’ossitocina, la pressione che viene esercitata a livello del capezzolo, dopo qualche secondo, va aumentando (la misuro grazie ad un trasduttore).

Dunque facciamo un riassunto delle azioni dell’ossitocina:

  • A livello dell’utero provocano le contrazioni che sono anche sostenute e potenziate dalla presenza delle prostaglandine;
  • Sempre al momento del parto favorisce, grazie a questa azione sulle pareti mioepiteliali, oltre alle contrazioni anche l’emostasi al momento del distacco della placenta, c’è chi afferma sia proprio questa l’azione più importante di tale ormone; le emorragie da distacco placentare sono però ancora frequenti pur esistendo fisiologicamente questo sistema ormonale di tutela;
  • L’azione sul tessuto mammario l’abbiamo appena ricordata;
  • Ha anche un’azione metabolica insulino-simile sugli adipociti: aumenta la lipogenesi.
  • L’ossitocina inoltre funge da analgesico naturale durante il parto: innalza la soglia del dolore durante il travaglio.

 

Storia delle Luci

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La luce è una delle necessità della vita. Non saremmo su questo pianeta, se non ci fosse stata la luce. Quando non c’è luce naturale, dobbiamo crearne di artificiale. Ed è così che è fin dal principio. Nel 400.000 aC Homo erectus trova il fuoco, molto probabilmente per caso quando un fulmine ha colpito un albero o un cespuglio. Lo sviluppo umano nasce da quell’incidente.

Gli inizi

Prima luce portatile era una torcia – un filato o un fascio di bastoni legati insieme con una estremità cosparso di un liquido infiammabile e acceso.

Nel  70.000 ac circa comparirono le prime lampade ad olio, create da pietre cave o conchiglie che erano piene di muschio imbevuto di grasso animale. Nell’antica Grecia furono realizzate da argilla su un tornio e poi in stampi che hanno dato una migliore qualità e abilitato la produzione di massa.

Le prime candele sono state create in Cina nel 200 aC dal grasso di balena con lo stoppino di carta di riso. Attraverso il tempo sono state fatte da altri materiali, come il sego, spermaceti, olio di colza e cera d’api fino alla scoperta di cera di paraffina che ha reso la produzione di candele a basso costo e le candele a prezzi accessibili a tutti.

Dalle lampade ad olio ai giorni nostri

Le lampade ad olio rimasti praticamente la stessa fino al 18 ° secolo e l’uomo chiamato Aime Argand. Era chimico svizzero e ha fatto una “lampada Argand” che è stato migliorato variante di una lampada ad olio. Aveva stoppino cilindrico che ha dato fiamma più grande e con quello più luce, aveva un’apertura sul fondo che alimenta la fiamma con ossigeno e un camino di vetro cilindrico diretto il progetto dall’ambiente soffietto e protetti dalla fiamma. Nel 1846, medico e geologo Abraham Gesner distillato di cherosene dal carbone e ha scoperto che è infiammabile e che brucia con la luce molto più brillante rispetto al petrolio.

Le lampade a cherosene prime sono state fatte in modo indipendente da Ignacy Łukasiewicz della Polonia e Edwin Dietz di Stati Uniti d’America nel 1853. Essi sono stati progettati per avere un contenitore per il cherosene, piatto o uno stoppino tubolari o mantello e un camino di vetro. Dopo secoli di diverse soluzioni, ma non troppo efficaci per illuminazione pubblica nel 1792, l’ inventore William Murdoch ha usato gas distillato dal carbone per illuminare la sua casa. Nel 1807, Londra ha una prima strada illuminata con lanterne a gas, prima forma di lampadari moderni. Le lanterne a gas sono state poste sui montanti e venivano accese e spente a mano ogni sera e la mattina. Dopo che le altre città del mondo hanno seguito. Fino a quando è arrivata l’elettricità.

All’inizio del 19 ° secolo, Sir Humphry Davy ha impostato le basi per l’illuminazione elettrica. Ha eseguito un esperimento con una batteria e una striscia di platino collegate, dando vita ad un bagliore. Questo è stato l’inizio della lampada ad incandescenza. Dopo di lui, molti inventori hanno cercato di migliorare la lampadina ad incandescenza fino a quando Sir Joseph Swann e Tomas Edison è riuscito con un vuoto migliore e un filamento di carbonio. Dopo di che, il fulmine elettrico diffuso al mondo ed è ancora oggi nella stessa e nelle forme migliori.