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Segnali di ripresa dalle fiere italiane. Almeno così emerge dalla ventunesima rilevazione trimestrale sulle tendenze del settore fieristico condotta dall’Osservatorio congiunturale di Aefi, l’ Associazione esposizioni e fiere italiane: nel trimestre aprile-giugno 2014, cresce del 20% il numero di espositori , «rafforzando la crescita avviata nel primo trimestre e confermando un andamento positivo sia congiunturale sia tendenziale, a confronto con il +8,7% dello stesso periodo del 2013», dichiara Aefi.

 

Per quanto riguarda le superfici occupate, Aefi conferma «il medesimo dato di crescita del trimestre precedente, pari a un +4%. Importanti anche i dati relativi al numero di visitatori (+20%), nonostante un incremento meno marcato rispetto sia al trimestre precedente (+28%), che allo stesso periodo dello scorso anno (+25%). Interessante lo spaccato dei visitatori italiani, determinanti nella crescita con un saldo del +12%, mentre i visitatori Ue ed extra Ue, registrano rispettivamente un +4% e un -4%». Il fatturato è stabile per il 38% dei rispondenti, in aumento per il 33% e in diminuzione per il 29%, con un saldo complessivo pari al +4%, «perfettamente in linea con la crescita registrata anche nel trimestre precedente».

 

Un’analisi più approfondita sulla provenienza degli espositori, inoltre, sottolinea che «tale risultato è dovuto all’aumento degli espositori Ue (saldo +4%), confermando l’attrattività del sistema fieristico italiano anche per gli espositori esteri». Le rilevazioni di Aefi hanno coinvolto 25 poli fieristici associati (mancano i dati del gigante Fiera Milano, allestita da Allestimenti fieristici che non è associata) e documentano, secondo Aefi, «un comparto in ripresa che continua a lavorare per contrastare e superare le difficoltà dettate dalla congiuntura economica. I risultati registrati nel trimestre in esame sono tutti di segno positivo, confermando e rafforzando il trend già registrato nel trimestre precedente».

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Al di là dei cenni di ripresa (anche se le fiere difficilmente si discostano dal ciclo economico) non si possono ignorare i risultati negativi, causati dalla recessione, di Fiera Milano, ma anche di molti poli fieristici medio-piccoli (con poche eccezioni). La verità è che la profonda crisi economica degli ultimi sette anni sta disarticolando un rete fieristica italiana che, per decenni, ha svolto un formidabile ruolo propulsivo della nostra economia. Alcuni poli fieristici, i più fragili, hanno dovuto chiudere: recentemente ha abbassato la saracinesca la Fiera di Brescia mentre il polo di Reggio Emilia è in concordato preventivo, la Fiera delle Marche e quella del Mediterraneo di Palermo in liquidazione. Intanto rimangono in coma profondo la Fiera del Levante e quella di Roma mentre Cesena paga l’inadeguatezza strutturale, Genova è travolta dalla crisi della nautica e Rimini Fiera è in via di cessione.

Per Ettore Riello, presidente di Aefi, «lo scenario fieristico attuale dimostra la capacità delle fiere di reagire alla crisi con progetti e nuove iniziative e ampliando i servizi offerti alle imprese. Tuttavia, c’è ancora molto da fare per guardare al futuro con serenità. In questo percorso il supporto delle istituzioni, che da sempre sensibilizziamo sul ruolo delle fiere quale leva strategica per la ripresa della nostra economia, sarà fondamentale per garantire, attraverso misure mirate, il rilancio del settore».

Sono risparmiate dagli effetti più negativi della crisi le grandi fiere italiane, da Milano a Bologna, da Verona a Parma: possono contare sulla forza delle loro manifestazioni di punta ma queste non sarebbero bastate se non avessero forzato un processo d’internazionalizzazione, con acquisizioni e/o partnership, ad esempio con web agency Padova. La speranza è che la ripresa dell’economia italiana arrivi presto e possa risparmiare altri pezzi delle fiere italiane.

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