CINQUE DOMANDE A NICHI VENDOLA
(e due richieste...)
Caro Nichi,
ci
rivolgiamo a te dopo la notizia delle dichiarazioni che hai rilasciato a
margine del tuo incontro con l'ambasciatore dello Stato d’Israele in Italia Ghideon Meir del 28 aprile, in
occasione del Festival della Cultura ebraica.
Un incontro nel quale hai
affermato di voler visitare lo stato di Israele, di cui lodi la capacità di
innovazione “fin dalla sua nascita” e che a tuo dire “ha trasformato aree
desertiche in luoghi produttivi e in giardini”. Un paese che, sempre secondo
quanto affermi, “si confronta col tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua,
dell’energia, dei rifiuti con pratiche di avanguardia” e con il quale, da
Presidente della Puglia vuoi stabilire relazioni sempre più strette.
Ti scriviamo perché le
dichiarazioni che hai rilasciato sullo stato di Israele ci lasciano senza parole
e perché ci preoccupa la tua intenzione di stringere relazioni economiche
sempre più forti con uno stato che viola sistematicamente i diritti umani.
Ci permettiamo di porti alcune
domande, nella speranza che tu ci risponda, che tu ti ravveda delle dichiarazioni
che hai fatto, e che tu decida di rivedere le scelte economiche che stai per
mettere in campo.
Riteniamo
infatti che tu non possa essere insensibile alle molte e motivate
critiche che ti sono giunte da tanta parte di quel popolo di sinistra con cui
dici di voler essere in connessione, anche sentimentale.
1- CULTURA EBRAICA ED ISRAELE
Non pensi che invitare
l'ambasciatore dello stato di Israele in occasione del Festival della Cultura
Ebraica, come se Israele fosse l'interprete più autentico di
quella cultura, crei un legame molto rischioso tra la cultura ebraica, che ha
radici molto antiche, e le politiche che lo stato di Israele ha messo in campo
fin dalla nascita?
Non credi che questa
associazione, a nostro parere errata e molto
pericolosa, sia lesiva verso i tanti ebrei che non si riconoscono affatto nelle
politiche criminali di quello stato? Politiche che sono da ritenersi criminali
in base alle moltissime risoluzioni ONU e trattati internazionali violati da
quello stato fin dalla sua nascita.
A chi giova questa
identificazione tra cultura ebraica e Israele? Non credi che possa fomentare
sentimenti antiebraici, proprio quelli che dici giustamente di voler combattere?
2- LA NASCITA DI ISRAELE
Quando affermi che lo stato di
Israele è stato caratterizzato dall'innovazione “fin dalla sua nascita”, sei
cosciente del modo in cui è nato lo stato di Israele? Lo sai che i Palestinesi
cacciati dalla Palestina prima, durante e dopo la guerra del 1948 chiamano
quella nascita Nakba, cioè catastrofe?
Se non lo sai ti consigliamo la
lettura del libro dello storico israeliano Ilan Pappe
“La pulizia etnica della Palestina”: un libro che, sulla base di moltissimi
documenti ufficiali inconfutabili di fonte israeliana, ricostruisce la vicenda
della nascita dello stato di Israele, nato dall'espulsione pianificata di
centinaia di migliaia di Palestinesi dalla terra dove abitavano da secoli. Secondo
un rapporto della United Nations Conciliation Commission for Palestine del 1950, nel biennio 1948-50, 711.000 Arabi
furono espulsi da Israele sia prima che durante il conflitto.
3- IL DESERTO TRASFORMATO IN
GIARDINI
Quando affermi che Israele “ha
trasformato aree desertiche in luoghi produttivi e in giardini” sai di
ricalcare in maniera quasi letterale uno dei cavalli di battaglia della
propaganda usata dallo stato israeliano fin dalla sua nascita?
Una propaganda che presentava la
Palestina come “una terra senza popolo per un popolo senza terra” da occupare
quindi senza remore e che ha sempre voluto mostrare la superiorità degli
israeliani rispetto alle “popolazioni arabe” (così chiamava la popolazione
palestinese), nel dare alla Palestina quello sviluppo che gli “arabi” non gli
avevano dato e giustificare così l'occupazione di quella terra.
E sei cosciente che anche quando
i deserti (quelli sotto controllo di Israele), vengono trasformati in giardini
questo avviene tramite il furto dell'acqua a milioni di palestinesi da parte di
coloni che occupano illegalmente le loro terre e usano per sè
la maggioranza delle risorse idriche? E che per questo i giardini e le terre
palestinesi sono trasformate in deserti, come avviene in larga parte della
valle del Giordano, della Cisgiordania e di Gaza?
Secondo documenti dell'Israeli Hydrological Service library e della Palestinian Water
Authority, l'estrazione israeliana d'acqua dalle Alture del Golan occupate e
dal Mare di Galilea ammontano a 1/3 delle risorse idriche consumate in Israele.
Le risorse di Mountain Aquifer secondo gli Accordi di
Oslo dovevano essere condivise con la Cisgiordania, ma Israele ha superato
largamente la sua quota ed estrae oggi 450 milioni di metri cubi all'anno,
lasciandone 22 ai Palestinesi! Inoltre, ai Palestinesi è proibito l'accesso
alle acque del fiume Giordano, anche se i confini della Cisgiordania ne costeggiano
le rive per 70 Km.
4- ISRAELE: OCCUPAZIONE E
APARTHEID
Quando lodi Israele per la sua
capacità “di confrontarsi col tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua,
dell’energia, dei rifiuti con pratiche di avanguardia”, ti rendi conto di cosa
sia e rappresenti ancora oggi lo stato di Israele che si autodefinisce “l'unica
democrazia del medioriente”?
Sai che Israele continua a
violare moltissime risoluzioni ONU e trattati internazionali e che in base alla
risoluzione 242 dell'ONU occupa illegalmente i territori invasi durante la
guerra del 1967? E che sta continuando a costruire un muro lungo centinaia di
chilometri, dichiarato illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia, che
sta strappando altre terre ai palestinesi, costretti a vivere in piccoli
territori divisi gli uni tra gli altri e posti sotto l'arbitrio totale
dell'esercito di occupazione israeliano?
E lo sai che Israele è stato
duramente condannato dal Rapporto Onu (il rapporto Goldstone)
per il comportamento inumano avuto durante l'invasione di Gaza del 2008 che
costò immani distruzioni e la vita a oltre 1400 palestinesi? O dell'assassinio
di pacifisti turchi perpetrato in acque internazionali dalle sue forze speciali
(su cui spendesti anche tu parole di vibrante condanna)?
E sei cosciente che la parte
araba della popolazione israeliana (il 20 % dei cittadini), vive in una
condizione di apartheid?
Ma la lista sarebbe lunga e altri
hanno già provato a ricordarti quante e quali violazioni ha compiuto e compie
lo stato di Israele e quali siano le condizioni di oppressione e di miseria cui
è condannato il popolo palestinese dalle politiche perpetrate da chi ha sempre
governato lo stato israeliano.
5- I RAPPORTI ECONOMICI CON
ISRAELE
Quando dici di voler rafforzare e
stringere rapporti ancora più stretti con lo stato di Israele non ti rendi
conto che così facendo giustifichi e legittimi tutto questo e perpetui la
politica criminale di occupazione della Palestina, allontanando ancora di più
ogni speranza di pace nel Medioriente?
Non pensi che sarebbe un segnale
forte ed utile alla pace sospendere i rapporti economici con quello stato, come
ci chiede l'intera società civile palestinese, pretendendo che rispetti
perlomeno le risoluzioni ONU e i trattati internazionali che viola da sempre?
Perchè
non appoggiare invece la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni
(BDS) su Israele, che si basa sulla strategia nonviolenta di non-collaborazione
con l'ingiustizia ed è sostenuta anche da gruppi israeliani, dando così un
forte segnale allo stato d'Israele rispetto al suo mancato rispetto dei diritti
umani e del diritto internazionale?
Che senso ha indignarsi per le
repressioni in atto nei paesi del Medioriente e
ignorare le responsabilità di Israele nella repressione del popolo palestinese,
trattandolo quindi come un qualsiasi stato democratico con cui stringere
normali rapporti? Perchè deve valere la logica dei 2
pesi e delle 2 misure quando si tocca la questione del conflitto Israelo-Palestinese?
DUE RICHIESTE:
Se ti poniamo queste domande, non
è solo per uno sfogo o per lo sconcerto che le tue dichiarazioni hanno
provocato, non solo tra di noi, ma in tanta parte di quel popolo di sinistra e
democratico cui ti rivolgi e che guarda (guardava?) a te con speranza.
E' innanzitutto per sapere come
la pensi su tutte queste questioni che a noi, amanti della pace e della
giustizia, stanno a cuore e su cui ci impegniamo.
Ed è anche per chiederti di
riconsiderare la scelta di stringere con Israele relazioni economiche sempre
più strette. Non mettere anche tu gli interessi economici e geopolitici davanti
alla faticosa costruzione della pace e della giustizia. Il popolo palestinese
sta subendo questa ingiustizia da troppo tempo.
Gruppo BDS Pisa - Per la
Palestina
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