Qualche riflessione sull'incontro con il buddismo tantrico

di Patrizio Laconi



Mecoledì 2 febbraio si è svolto alla Collina un incontro con il Lama Lobsang Tenzin del monastero buddista di Ganden e il prof. Enrico Dellacà.

Il monastero Ganden è stato costruito nel 1409 dal grande monaco Tsongkhapa (fondatore dell'ordine dei gelugpa, o berretti gialli) della scuola Gelup del buddismo tantrico.

Come tutti gli intervenuti hanno sottolineato, questi incontri sono quanto mai utili per conoscere persone e concezioni diverse dalle nostre e instaurare con queste un dialogo sempre utile e giovevole.

Questa scuola buddista ha una forte accentuazione esoterica, il che è apparso evidente anche nella presentazione del monaco e nelle risposte date dal prof. Dellacà. L'esoterismo parte dall'idea che sia impossibile conseguire l'illuminazione, (noi potremo anche dire la salvezza, o comunque la “Meta spirituale”) , senza il ricorso a pratiche specifiche conoscitive ed etiche a un tempo. Insomma ci vuole una tecnica per qualunque cosa, la tecnica richiesta allo spirito è l'ascesi il cui etimo rimanda appunto ed esercizio-tirocinio. Tempo e volontà, dedizione e osservanza sono richiesti a quanti intendono percorrere la Via, che necessariamente diventa controcorrente e non per tutti. E' inutile negare che la religiosità occidentale e non solo quella cristiana, specie come si è costituita nella modernità e nelle grandi organizzazioni, ha preso enormemente distanza da ogni genere di esoterismo, essendo questo sopravvissuto solo in quelle che vengono comunemente chiamate sette, qualunque ne sia il ramo progenitore.

Sarebbe comunque profondamente sbagliato credere che anche in Oriente non vi siano state istanze contro l'esoterismo. La storia del buddismo è anch'essa una storia di grande spiritualità in cui è presente esattamente tutto ciò che anche in occidente conosciamo. Talora i grandi maestri hanno posto l'accento sulla responsabilità individuale, ora presentandole un sentiero di iniziazione, ma anche spesso proponendole la libera ricerca. Talora hanno pessimisticamente guardato alla finitudine umana e hanno visto nell'illuminazione un dono gratuito del Budda, il quale è conseguibile in un attimo di fede e abbandono totale. Talora hanno posto l'accento nel silenzio apofatico, talora nella recita dei sutra, talora nella buona pratica, piuttosto che nella tradizione. Qualcuno ha sentito il dovere di comporre in forma scritta le proprie idee, qualcun altro ha pensato che l'esempio fosse l'unico e il massimo dell'insegnamento.

A questo riguardo sono di grande interesse tre trasmissioni di “uomini e profeti”, un appuntamento ben noto di Radio3 con Gabriella Caramore, a cui rimando:


Shiran : un Lutero ante litteram Nichiren e l'interpretazione del sutra del loto Doghen : la poesia del silenzio

In realtà sono convinto che tutte queste istanze siano strutturali alla religiosità non solo sotto ogni latitudine e longitudine, ma lo siano anche , come altrettanti fiumi carsici, dentro ogni singola confessione di fede. Non sono mai spariti i fermenti originari all'interno della grande chiesa. Caso mai ne è stata sottomessa la virulenza deflagrante quando metteva in dubbio la gerarchia. Ma il nascere di quella o quell'altra congregazione, la devozione a questo o a quell'altro Santo, questo o quell'altro rito preferito, hanno sempre rivelato traccie della primitiva gnosi, o del radicalismo della comunità matteana o di molte eresie anche medioevali per spingerci un po' dopo nel tempo.


Anche l'esoterismo, da cui tutti ci sentiamo lontani, e giustamente credo, ci pone dei problemi nelle sue istanze di fondo. Per esempio: è possibile, senza una Via , uscir fuori dalla condizione di ignoranza, grettezza, malcostume e decadimento morale in cui versano quelle che che un tempo venivano chiamate “masse” in Italia, dopo vent'anni di berlusconismo ? O non è necessaria un grande ascesi che obblighi l'individuo a pratiche specifiche di riabilitazione ?